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Il progetto “Il sangue dell’Africa” nasce nel gennaio
del 2006 con la finalità di sensibilizzare l'opinione pubblica
su una delle peggiori piaghe del nostro tempo: i bambini soldato,
e di raccogliere fondi da devolvere all’Associazione Onlus non
governativa “Anthropos”
di Garlasco (Pavia), impegnata da tempo nella costruzione di una
scuola nella regione più povera del Sud Sudan. L’iniziativa coinvolge
artisti e addetti ai lavori provenienti da tutta Italia che, a
titolo gratuito, si sono resi disponibili a dare una mano per
la buona riuscita del progetto.
Per prima cosa, verrà registrata la canzone “Il
sangue dell’Africa” scritta dal promotore dell’iniziativa,
Alessio Santacroce, che vedrà la partecipazione di nomi noti della
musica italiana come Heron Borelli (Febo nel Notre Dame de Paris
di Cocciante), Luca
Nesti, La Quarta Via ed altri.
Successivamente, un regista realizzerà il videoclip della canzone
utilizzando immagini che mostrino la situazione attuale che si
vive nell’Africa nera devastata dalle guerre civili, dall’Aids
e dalla siccità (nel video sarà sempre ben visibile il numero
di conto corrente dell’Associazione Anthropos sul quale gli spettatori
potranno effettuare i versamenti).
Contemporaneamente, la fotografa ligure Monica
Bani (collaboratrice della rivista Digital camera magazine)
preparerà un book fotografico sull’argomento da presentare durante
le sue esposizioni, anche nelle scuole.
L’obiettivo è quello di creare un progetto a lungo
termine (niente di critico o con date di calendario martellanti)
che, grazie all’aiuto di associazioni culturali come “Il baluardo”
di Milano, si manifesti nei confronti della gente con proiezioni
di filmati, concerti, mostre fotografiche e distribuzione di materiale
informativo.
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| La realtà che ognuno di
noi può vedere è soltanto ciò che ognuno di noi si rappresenta,
quindi può essere diversa per ogni soggetto.
Certamente è cosa diversa prendere coscienza di una realtà vista
alla televisione - già mediata dal regista e dall’operatore -
rispetto a quella che ci si fa leggendo sommari resoconti giornalistici
a loro volta mediati dalla cultura e dalla personalità del giornalista.
La realtà a cui presteremmo maggior fiducia sarebbe certamente
quella che potremmo costruire mediante esperienza diretta ma,
naturalmente, non è alla portata di tutti poter visitare e toccare
con mano luoghi così lontani e quasi inaccessibili come il Sud-Sudan.
Quella che vi vogliamo rappresentare e di cui vi dovrete accontentare
è, quindi, “la nostra” realtà, quella da noi percepita visitando
i territori sud-sudanesi nel febbraio del 2004 nell’imminenza
della firma della pace tra il governo ufficiale di Khartoum e
l’S.P.L.A., l’esercito di liberazione del Sud-Sudan.
Il Sud-Sudan
La realtà da noi percepita e vissuta in quei territori è una realtà
che abbiamo faticato non poco a ritenere appartenente al millennio
che stiamo vivendo o anche a quello immediatamente precedente.
Entrare in territorio sud-sudanese è stato come immergersi improvvisamente
nella vita di diverse migliaia di anni addietro.
Una realtà dove i bisogni da appagare - e ben lungi dall’esserlo
- sono ancora quelli primari del cibo, dell’acqua, della salute,
della sicurezza.
Dove lo scambio dei beni avviene ancora con il sistema del baratto.
Dove non esiste alcuna norma di legge scritta ma vigono gli usi
e le consuetudini tribali.
Dove i termini democrazia e diritti umani non sono altro che parole
vuote, termini sconosciuti, parole che non rappresentano una conoscenza
condivisa.
Sud-Sudan, un paese grande due volte l’Italia dove non esiste
produzione di beni di alcun tipo e men che meno destinati allo
scambio.
Dove non esiste una sola strada che sia tale e non pista.
Dove non esiste un distributore di benzina, un riparatore d’automobili,
un negozio di ferramenta, una centrale di produzione elettrica,
un ponte.
E potremmo compilare un libro grande come l’elenco telefonico
di New York di ciò che non esiste.
Più agevole allora è elencare ciò che esiste.
Esistono capanne di paglia, uomini, donne, donne incinte, bambini,
ancora bambini, capre, vacche, sterco di vacca, lance, mazze,
kahlasnikov, sorgo, miglio, fame, tanta fame, ancora fame, malaria,
lebbra, tubercolosi, ex-bambini-soldato, vedove, orfani, qualche
vecchio e poco d’altro.
E’ in questo contesto che le poche Organizzazioni Non Governative
e le missioni presenti sul territorio operano per gettare il seme
dello sviluppo.
e Anthropos?
E’ in questo contesto che abbiamo ritenuto di poter essere di
concreto aiuto decidendo di finanziare la costruzione di aule
scolastiche e, possibilmente, un’intera scuola con la convinzione
che questa sia, insieme alle esigenze sanitarie, una priorità
assoluta.
Il Sud-Sudan decolonizzato nel 1956 si è bruciato due generazioni
in guerra (che ha prodotto oltre 2 milioni di morti e 4 milioni
di sfollati) ed ora i giovani non conoscono più nemmeno le attività
tradizionali avendo imparato soltanto a sparare, ad uccidere ed
a cercare di sopravvivere.
L’unica vera possibilità di sviluppo riteniamo possa nascere dalla
conoscenza.
Dall’istruzione può giungere quel minimo di sapere e di saper
fare che potrà permettere loro di iniziare le attività economiche
dei tempi di pace e, si spera, un percorso di democrazia.
Dall’istruzione di base può nascere anche la possibilità - per
gli intelletti migliori che non mancano affatto - di proseguire
gli studi per diventare infermieri, medici e insegnanti, figure
ora totalmente assenti nell’ambito delle popolazioni autoctone
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La costruzione di aule ed intere scuole è sufficiente?
La risposta è ovviamente NO.
A che servirebbero le aule se non vi fossero insegnanti e organizzazione?
E, ancora, a che servirebbe tutto ciò se non vi fosse la possibilità
di avere una ragionevole certezza di sostenibilità nel tempo?
A nulla!
Ma non è certamente questo il caso nostro.
Le aule (o la scuola), che grazie all’impegno di tutti andremo
a finanziare e costruire, saranno affidate “alle mani” sapienti
ed esperte della diocesi cattolica di Rumbek
guidata dal vescovo Monsignor
Cesare Mazzolari che insieme ai suoi missionari sostiene quelle
popolazioni da oltre vent’anni.
Le aule da noi finanziate andranno a sostituire quelle attualmente
esistenti, provvisorie, fatiscenti e precarie consistenti in capanne
di paglia e fango, che si sbriciolano in continuazione a causa
dell’attacco continuo delle termiti e degli elementi naturali.
La nostra scuola
Ogni costruzione consisterà di 2 aule per una capienza di 30/35
scolari cadauna.
Il ciclo di studi primari previsto in Sud-Sudan è di 8 anni, pertanto
una piccola scuola potrebbe consistere in 4 costruzioni contenenti
complessivamente 8 aule, quindi un ciclo completo per una capienza
totale di circa 250/300 scolari.
I materiali da costruzione previsti sono: ferro per l’intelaiatura
del fabbricato e mattoni per i muri.
Pure di ferro saranno le porte mentre in lamiera ondulata verrà
prodotta la copertura.
Tutti i materiali dovranno essere importati via terra dal Kenya
o dall’Uganda percorrendo su camion migliaia di chilometri con
una più che consistente incidenza sul costo totale.
Un beneficio aggiunto rispetto alla costruzione delle aule scolastiche
è anche la possibilità di utilizzo (con esclusione dei tecnici
che dovranno essi pure provenire dal Kenya o dall’Uganda) di manovalanza
locale che avrà in questo modo la possibilità di poter fruire
di un reddito spendibile.
I versamenti del denaro
necessario alla costruzione verranno da noi effettuati mediante
bonifici bancari alla Diocesi di Rumbek in tranche di 5.000 $
nei tempi che ci saranno consentiti dalle disponibilità finanziarie
sino a completo saldo dell’impegno assunto.
I lavori verranno eseguiti sotto la direzione della Diocesi che
ne garantisce il risultato così come ne garantisce la continuità
nel tempo con la fornitura e retribuzione degli insegnanti.
Al termine dei lavori su tutti i fabbricati verrà affissa una
targa permanente e indelebile della nostra organizzazione ed all’inaugurazione
saremo presenti per la verifica della bontà del risultato ottenuto.
Di tutto ciò verrà data comunicazione a tutti i donatori che avranno
contribuito all’ottenimento del risultato.
Allo stato attuale, ubicazione delle costruzioni e consistenza
totale della spesa prevista sono ancora oggetto di analisi da
parte nostra e della Diocesi e saranno precisate quanto prima
in questo progetto. Claudio Zaninotto
| Per elargizioni in favore di
questo progetto,
versare mediante
c/c/postale n. 37010527 intestato ad
Associazione Anthropos Onlus
oppure Bonifico Bancario sul c/c/bancario n. 372094
- Banca
Mediolanum cab 34210 abi 03062 - intestato ad
Associazione Anthropos Onlus
oppure Bonifico Bancario sul c/c/banc. n. 100000004656
(7 zeri)
Banca SANPAOLO IMI Spa Filiale di Garlasco C.so Cavour
172 27026 GARLASCO - PV Cab: 55880 Abi: W 01025, intestato
ad
Associazione Anthropos Onlus
Causale: Progetto Scuole
Sud Sudan
Info
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